Cultura della Natura

Educazione alla Salute

 

Siamo ciò che mangiamo o mangiamo in base a ciò che siamo?

 

Alcune riflessioni su cibo e dintorni.nutrizione

nutrizione

a cura della Dott.ssa Elisa Scattolin

Quali rapporti intratteniamo normalmente con il cibo?
Nella cosiddetta “era dei social network”, quando scegliamo che cosa mangiare ci lasciamo trasportare dal “mi piace” o dal “mi fa bene”? Se ci lasciamo trasportare dal “mi piace” probabilmente ci fermeremmo alla superficie del nostro rapporto con il cibo, mentre se decidiamo di puntare l’attenzione sul “mi fa bene”, cercheremmo forse di andare alla sostanza: cosa dovrebbe contenere un alimento per fornirmi un reale nutrimento? Certo, questa dovrebbe essere la prima domanda da porsi, perché non basta aprire la bocca e deglutire qualcosa per essere sicuri di nutrire in maniera corretta tutte le cellule del nostro organismo.

Per milioni di persone al mondo riuscire a nutrirsi rappresenta ancora purtroppo un grave problema di sopravvivenza, ma nella nostra società cosiddetta sviluppata il cibo può, per assurdo, rappresentare ugualmente un problema: troppo cibo o cibo non adeguato alle nostre reali necessità può portarci alla paradossale condizione di diventare persone in sovrappeso ma in realtà “denutrite”; se continuiamo ad ingerire cibi ricchi in calorie ma poveri di nutrienti, non stiamo forse noi stessi “affamando” il nostro corpo?
Abbiamo la fortuna di avere un accesso al cibo praticamente illimitato, ma siamo sicuri di sapere sempre che cosa sia necessario introdurre nel nostro organismo per mantenerci in salute? Siamo costantemente “bombardati” da mass media che ci propinano l’esperto di turno che ha sempre in tasca la migliore dieta possibile, la pubblicità di cibi miracolosi che fanno abbassare il colesterolo o prevenire l’osteoporosi senza nessuna fatica, se non quella di ingerirli; inoltre assistiamo da qualche anno al proliferare di programmi televisivi sulle prodezze degli chef, sulle miracolose impalcature dei pasticceri per decorare le torte, sulle gare a chi complica all’ossessione anche il piatto più “povero” per darsi il tono d’aver inventato il non plus ultra dell’alta cucina … Che dire infine delle continue nuove aperture di supermercati ed ipermercati pieni e stracolmi delle stesse cose?
Ci siamo interrogati a fondo su questa “nuova” ossessione per il cibo?
Il cibo per noi è lì, sempre a portata di mano, senza nessuna fatica per procurarselo, ma probabilmente senza più molto apprezzamento e considerazione per quello che rappresenta, senza più molta capacità di distinguere, discernere; abbiamo disimparato il sapore del frutto maturo al punto giusto appena raccolto dal suo ramo; abbiamo disimparato la conoscenza della stagionalità delle verdure e dei frutti e con essa del nostro legame indissolubile con la Terra ed i suoi cicli.
Dovremmo perciò incominciare a fare uno sforzo per imparare di nuovo, dovremmo incominciare ad utilizzare più spesso due strumenti indispensabili di cui siamo dotati, cioè logica e buon senso, per orientarci fra le miriadi di informazioni che dicono tutto ed il contrario di tutto in particolar modo proprio sull’alimentazione; dovremmo probabilmente incominciare a semplificare i nostri regimi alimentari, togliendo le cose inutili, riducendo le quantità, variando il più possibile senza monotonia.
Molto frequentemente leghiamo il cibo ad una gratificazione momentanea, alla compensazione dei nostri vuoti o insoddisfazioni, leghiamo il cibo ai “ricatti” per ottenere ascolto dai nostri figli: se stai buono poi ti compro il gelato! Incominciamo a dare caramelle e dolciumi ai bambini anche molto piccoli soltanto per la nostra “soddisfazione”, visto che loro non ce li chiederebbero e non ne avrebbero alcuna necessità, iniziandoli così alle nostre abitudini discutibili … A quale prezzo poi? Riusciamo a prevedere fino in fondo il risultato della nostra superficialità in questi comportamenti?
La prima vera azione che possiamo intraprendere, se volontariamente decidiamo di occuparci della nostra salute, nell’ottica della prevenzione, è riconoscere nuovamente al cibo la sua sacralità; la sacralità insita nell’atto stesso del nutrirsi, nel preparare il cibo per noi e per i nostri cari, nel condividerlo, nel produrre il cibo eticamente e nel rispetto della Vita. Dovremmo mettere in atto quella “fatica amorevole” per nutrire e far crescere meglio noi stessi, i nostri figli e per preservare l’ambiente in cui viviamo, senza demandare ad altri le nostre responsabilità; è il “prendersi cura” amorevolmente della nostra salute, di quella dei nostri cari, di quella del nostro pianeta che ci rende esseri realmente Umani.
Sarebbe poi altrettanto importante tenere a mente che ci dà nutrimento non soltanto il cibo che introduciamo dalla bocca, ma anche tutto ciò che vediamo, ascoltiamo, tocchiamo: tutto quello che “entra” attraverso i nostri sensi, entra dentro di noi, viene a far parte di noi, perciò dovremmo avere cura di dare “buon cibo” anche alla nostra mente, alle nostre emozioni; i libri nutrono, la musica nutre, la Bellezza nutre, le cose buone di cui ci circondiamo nutrono non solo il corpo, ma anche la nostraAnima; e tutto questo dovrebbe aiutarci pian piano a creare maggior benessere ed armonia nelle nostre esistenze.

EM

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